{"id":281,"date":"2013-12-11T12:56:12","date_gmt":"2013-12-11T12:56:12","guid":{"rendered":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/?page_id=281"},"modified":"2013-12-11T12:56:46","modified_gmt":"2013-12-11T12:56:46","slug":"carmelo-pirrera","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/links\/carmelo-pirrera\/","title":{"rendered":"Carmelo Pirrera"},"content":{"rendered":"<div>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\">IL FASCINO DELLE IPOTESI<\/span><\/h1>\n<h3 style=\"text-align: center;\">di Carmelo Pirrera<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il riproporsi di una &#8220;questione omerica&#8221; ci induce ad alcune considerazioni tra le quali, non<br \/>\nultima, quella che il poema, l&#8217;Odissea, \u00e8 il prodotto di una civilt\u00e0 tanto diversa e distante dalla<br \/>\nnostra per cui i nostri mezzi e i nostri criteri risultano inadeguati.<\/p>\n<p>Nuove ed affascinanti ipotesi si affacciano ed hanno tutte la stessa legittimit\u00e0. Esse si muovo-<br \/>\nno nel rispetto della struttura elementare del poema che si costituisce attorno ai temi dell&#8217;atte-<br \/>\nsa, del ritorno e della vendetta creando attorno a tali elementi nuove interpretazioni e nuovi<br \/>\nsignificati.<\/p>\n<p>Le molte traduzioni, d&#8217;altra parte, hanno avvicinato di volta in volta il poema e il suo spirito<br \/>\nallo spirito dei lettori destinatari del racconto e cos\u00ec si hanno con Livio Andronico che<br \/>\ntradusse l&#8217;Odissea per i latini gi\u00e0 nel III sec. a.C., le prime varianti nella nomenclatura per cui<br \/>\nla Musa sar\u00e0 Gomena. Kronos sar\u00e0 Saturno e Moira sar\u00e0 la Morte. Lo schiavo greco non<br \/>\nnasconde lo sforzo per esprimere con forma latina e con spirito romano quello che era il<br \/>\nmistero e il mondo dei miti omerici.<\/p>\n<p>Lo stesso accadr\u00e0 in ogni traduzione nei vari paesi e nei secoli, sicch\u00e9 la fioritura di traduzio-<br \/>\nni. anche pregevoli, dell&#8217;et\u00e0 neoclassica ci offre assieme al racconto omerico un&#8217;idea della<br \/>\ntemperie culturale della societ\u00e0 al quale esso \u00e8 destinato, per non dire delle versioni pittoriche<br \/>\nche risentono tutte della grande lezione pittorica del Rinascimento, quasi che il poema, come<br \/>\nun grande specchio attraversasse le vie del mondo e che gli elementi della nostalgia, dell&#8217;atte-<br \/>\nsa e della vendetta fossero vissuti nei secoli che ne reinterpretavano l&#8217;umana sostanza, poich\u00e9<br \/>\nil poema, pure col generoso concorso della divinit\u00e0 che assume sembianze umane, narra<br \/>\nerrori, speranze e limiti umani.<\/p>\n<p>E&#8217; con Ulisse, infatti, con questo eroe, ultimo a tornare dalla lunga guerra contro Troia, che si<br \/>\nchiude il periodo eroico: &#8220;Dopo Odisseo comincia la vita senza eroi, dove le storie non<br \/>\naccadono esemplarmente ma si ripetono e si raccontano. Ci\u00f2 che accade \u00e8 la mera storia&#8221;<br \/>\nosserva Roberto Galasso in un libro che viene ancora una volta a testimoniare la presenza del<br \/>\nmondo dei miti nel nostro tempo, in gran parte della narrativa e della poesia di contempora-<br \/>\nnei, e non soltanto per dare nomi ad atteggiamenti psichici o a categorie di destino.<\/p>\n<p>Una recente traduzione in prosa di Giuseppe Tonna (Garzanti 1986) condotta sul testo critico<br \/>\ndi Thomas W. Alien (Oxford 1938), sorprende quanti hanno conosciuto l&#8217;Odissea nella pur<br \/>\npregevole traduzione di Ippolito Pindemonte ( e siamo la maggioranza degli italiani) per un<br \/>\ndiverso, dimesso linguaggio, pi\u00f9 proprio ad una civilt\u00e0 primitiva e pi\u00f9 proprio ad un libro che<br \/>\ndocumenta la fase finale del medioevo ellenico, che precede, cio\u00e8, il costituirsi dell&#8217;aristocra-<br \/>\nzia che assumer\u00e0 il potere nelle citt\u00e0-stato arcaiche.<\/p>\n<p>Siamo ancora difronte ad una traduzione, ma si tratta di una traduzione in prosa dove si pensa<br \/>\nsiano state evitate le insidie della lingua epica che notoriamente \u00e8 prodotto di grande artificia-<br \/>\nlit\u00e0, lontana dalla lingua parlata e dalla necessit\u00e0 della parola.<\/p>\n<p>Attesa, ritorno e vendetta anche qui vi si compaiono e ci lasciano, infine, un Ulisse consegna-<br \/>\nto ad una incredibile sorte sedentaria dalla quale sar\u00e0 Dante a trarlo, a beneficio suo e nostro:<br \/>\n&#8220;O frati, dissi, che per cento miglia \/ perigli siete giunti all&#8217;occidente \/ a questa tanto picciola<br \/>\nvigilia \/ de&#8217; vostri sensi, ch&#8217;\u00e8 del rimanente \/ non vogliate negare l&#8217;esperienza \/ di retro al sol,<br \/>\ndel mondo senza gente. \/ Considerate la vostra semenza \/ fatti non foste a viver come bruti \/<br \/>\nma per seguire virtute e conoscenza&#8221;.<\/p>\n<p>Navigare: l&#8217;Ulisse dantesco non si sottrae a questo imperativo che nell&#8217;inferno degli inganni e<br \/>\ndelle frodi acquista la solennit\u00e0 di un comandamento; e bisogna navigare anche se la promes-<br \/>\nsa ultima non \u00e8 promessa di gloria, non \u00e8 il vello d&#8217;oro che \u00e8 stato premio alle fatiche degli<\/p>\n<p>Argonauti, ina una umanissima fine con tanta testimonianza di oceani in un vorticare di tutte<br \/>\nle ncque, che assume il significato di una congiunzione di punti estremi, la conciliazione della<br \/>\nlibert\u00e0 dell&#8217;uomo nel suo fato.<\/p>\n<p>Sono lontane da questa fine le donne dell&#8217;Ade che insieme tessono, con il loro racconto, la<br \/>\ntrama intrigata delle genealogie, delle faide ricorrenti, dei nomi che si ripetono c si somiglia-<br \/>\nno, degli stupri divini; la presenza del dio che abitava la pietra, il serpente e la fonte \u00e8 presen-<br \/>\nza improbabile, a raccontarla cosi potrebbe sembrare ed \u00e8 una comune storia di mare, di<br \/>\nquelle che il mare ha suggerito C cullato prima clic venisse Omero: una morte per acqua,<br \/>\ncome ne ricorder\u00e0 T. S. Eliot in tempi recenti.<\/p>\n<p>E molte ne dovettero esser narrate di storie nei vari porti mediterranei da aedi e cantastorie<br \/>\nche le portarono in giro, aggiungendo o togliendo qualcosa, ira genti sedentarie che vivevano<br \/>\nper un&#8217;ora l\u2019imprestito di una avventura per poi tornare alle fatiche della terra. C&#8217;\u00e8 chi pensa<br \/>\nclic, addirittura, si trattasse di un &#8220;genere<sup>1<\/sup>&#8216; dove il viaggio e la vendetta fossero motivi assai<br \/>\nfrequentati e che di volta in volta all&#8217;eroe &#8220;cantato&#8221; si attribuissero gesta di altri eroi forse<br \/>\nvissuti in altri luoghi, forse vissuti in nessun luogo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un poeta medievale, del resto, si \u00e8 inventali viaggi nel mondo a venire; pi\u00f9 di un poeta<br \/>\ndel Quattro e del Cinquecento ha cantato le prodezze di Orlandu.<\/p>\n<p>I .e nuove ipotesi, come si \u00e8 detto, non mancano di fascino ne va scordalo, pure ammettendo<br \/>\nuna possibile pluralit\u00e0 di Odisseo, che nel testo pervenutoci spesso i farti non collimano, i<br \/>\nricordi non sono precisi c che agli studiosi non sfuggono certe incongruenze come non<br \/>\nsfuggono all&#8217;esame filologico talune parti concepite in funzione di &#8220;raccordo&#8221;.<\/p>\n<p>Ma le indicazioni geografiche &#8211; sostenevano gli studiosi &#8211; potevano essere trasmesse senza<br \/>\ndifficolt\u00e0. Oggi, invece, tali indicazioni vengono discusse, lo scenario \u00abri sposta ad ovest<br \/>\ngrazie a singolari coincidenze, mentre in una lecerne versione ampiamente commentata.<br \/>\nAurelio Privitela assicura che l&#8217;itinerario di I lissc. lungi da fare indicazioni geografiche da<br \/>\n&#8220;trasmettere senza difficolt\u00e0&#8221;, sarebbe uno scarabocchio: Il viaggio non esiste. Ulisse va da<br \/>\nOccidente a Oriente: (il suo) \u00e8 un muoversi pendolare e simbolico da qualcosa che \u00e8 positivo<br \/>\na qualcosa che \u00e8 negativo. A seguirlo ci si perde, perch\u00e8 \u00e8 lui n perdersi. 11 viaggio si compie<br \/>\nin luoghi che servono alla sua conoscenza interiore.<\/p>\n<p>Anche questa e ipotesi che acquista diritti di fronte al mistero; riferimenti ed indirai si con-<br \/>\ntraddicono e annullano c il pi\u00f9 grande dei poemi che tratta di una storia di mare potrebbe<br \/>\nessere stato scritto da uno che il mare mai aveva veduto, pur inventando per esso mille<br \/>\naggettivi; ma che forse non aveva ocelli per vederlo. Ancora Omero, dunque: Un vecchio<br \/>\ndalla fronte bianca come nuvola, dir\u00e0 Lee Maslers &#8211; o qualcuno che seppe ascoltare racconti<br \/>\ndi naufragi con attenta pena: una donna, suggerisce Samuel Buttar c ci induce a pensare a<br \/>\nNausicaa.<\/p>\n<p>Alla reggia di Alcinoo, infatti, l&#8217;eroe racconta (libri VI &#8211; XII) la somma delle sue sventure,<br \/>\nesortato dallo stesso re che si accorgo della sua sofferenza neU&#8217;ascoltarc il canto di Demodo-<br \/>\nco: l&#8217;amabile cantore che la Musa ebbe pi\u00f9 caro degli altri: gli dava un bene c un male. Anche<br \/>\nDemodoco \u00e8 cieco ed c fin troppo facile pensare che, alla maniera degli artisti del nostro<br \/>\nRinascimento, Omero abbia posto se stesso in un angolo del grande affresco che andava<br \/>\ndipingendo; concctturo facile e legata ad una cultura (la nostra) che come si diceva all&#8217;inizio,<br \/>\n\u00e8 fondamentalmente diversa, c ci\u00f2 avviene e avvenuto a chi legge perch\u00e8 ogni tatto che<br \/>\ncade sotto la nostra attenzione finisco col fare i conti con la nostra esperienza e coi nostr i<br \/>\ncodici.<\/p>\n<p>Ma sarebbe giusto respingere una ipotesi solo perch\u00e8 plausibile?<\/p>\n<p>forniamo alla ipotesi della donna-poeta. Si tratta, come vuole Buttar, di Nausicaa, fanciulla<br \/>\ninesperta i cui sensi si sono accesi per lo straniero apparsole per prima, tra le inorridite<br \/>\ncompagne? o non. piuttosto, di A rete, la saggia regina dalle bianche braccia clic ne ha ascol-<br \/>\ntato l&#8217;intero racconto c che, di fallo, favorir\u00e0 il suo ritorno in patria?<\/p>\n<\/div>\n<p><b><br clear=\"all\" \/> <\/b><\/p>\n<div>\n<p>Se si fosse trattato di Nausicaa avremmo avuto un poema dove il lamento di donna innamora-<br \/>\nta (e abbandonata) avrebbe preteso per s\u00e8 congrua parte; un lamento di Didone ante-litteram<br \/>\ncol giusto corredo di disperazione, che nel poema manca.<\/p>\n<p>E&#8217; ancora la nostra esperienza di lettori viziati che ci porta a pensare ad altre donne che<br \/>\nraccontano: le nonne di qualche generazione addietro custodivano un mondo di fiabe e<br \/>\nmisteri domestici, una poetica sapienzialit\u00e0 venuta meno con l&#8217;avvento della televisione che<br \/>\nne ha dilatato i limiti; e ci soccorre memoria pi\u00f9 antica di tale Shahrazade, principessa orien-<br \/>\ntale, che per mille e una notte racconta e racconta e cos\u00ec sopravvive a un destino crudele che<br \/>\npotr\u00e0 compiersi solo con l&#8217;esaurirsi del racconto. Ed \u00e8 qui che il raccontatore si identifica con<br \/>\nla vita stessa in una matafora semplice e sublime.<\/p>\n<p>Rimanendo nell&#8217;ipotesi, se fu una donna a raccontare dell&#8217;uomo versatile e scaltro che and\u00f2<br \/>\nvagando per i mari, fu una donna che ebbe grande esperienza di uomini e di naufraghi;<br \/>\nmarinai dispersi dalle procelle forse trovarono approdo e riparo nel suo letto tiepido, nel suo<br \/>\nseno materno, nel suo grembo.<\/p>\n<p>Ella ne ascolt\u00f2 infiniti racconti, dettati pi\u00f9 volte dal vino della tristezza &#8211; talvolta il mare era<br \/>\nstato colore del vino, ma altre volte era il vino pi\u00f9 amaro del mare.<\/p>\n<p>La donna fu materna e fu amante. Li ascoltava senza trattenerli, senza speranza o propositi di<br \/>\nlegarli con nodi maritali, lasciandoli liberi di perdersi di nuovo, di tornare se ne avessero<br \/>\navuto voglia.<\/p>\n<p align=\"left\">E doveva ben trattarsi di una donna degli angiporti per la quale le civilt\u00e0 successive coniarono<br \/>\ne coniano nomi che suonano insulto, scordandosi del mito di Tanit, la prostituta divina.<br \/>\nNausicaa non scrive: rimane il luogo incontaminato dove la giovinezza toma ad illudere il<br \/>\ncuore, nostalgia di perduta innocenza. Non scrive: si raccomanda al ricordo e torner\u00e0 nei<br \/>\nricordi dell&#8217;eroe nella stagione che fa rimpiangere i naufragi.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL FASCINO DELLE IPOTESI di Carmelo Pirrera &nbsp; Il riproporsi di una &#8220;questione omerica&#8221; ci induce ad alcune considerazioni tra le quali, non ultima, quella che il poema, l&#8217;Odissea, \u00e8 il prodotto di una civilt\u00e0 tanto diversa e distante dalla nostra per cui i nostri mezzi e i nostri criteri<span class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/links\/carmelo-pirrera\/\">Leggi di pi\u00f9\/ Read more<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":32,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/281"}],"collection":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=281"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/281\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/32"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=281"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}