{"id":1166,"date":"2015-11-29T22:22:07","date_gmt":"2015-11-29T22:22:07","guid":{"rendered":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/?p=1166"},"modified":"2015-11-30T18:00:51","modified_gmt":"2015-11-30T18:00:51","slug":"inversi-di-rachele-de-prisco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/2015\/11\/29\/inversi-di-rachele-de-prisco\/pubblicazioni\/articoli\/","title":{"rendered":"Inversi  di Rachele De Prisco"},"content":{"rendered":"<h1>inversi<\/h1>\n<p><a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Copertina-WEB.jpg\">rachele de prisco<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">COLLEZIONE ARIANNAPOESIA<\/p>\n<ol start=\"34\">\n<li style=\"text-align: center;\">Rachele De Prisco, Inversi<\/li>\n<\/ol>\n<p><a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Copertina-WEB.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1168 alignleft\" src=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Copertina-WEB-940x1316.jpg\" alt=\"Copertina WEB\" width=\"337\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Copertina-WEB-940x1316.jpg 940w, https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Copertina-WEB-300x420.jpg 300w, https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Copertina-WEB-620x868.jpg 620w, https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Copertina-WEB.jpg 1772w\" sizes=\"(max-width: 337px) 100vw, 337px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abInversi\u00bb \u00e8 la seconda raccolta poetica di Rachele De Prisco. La sua prima: \u00abIn mente accade\u00bb. Ogni poesia contenuta in questa prima silloge \u00e8 come un grappolo che accade, senza un preavviso. Quasi un\u2019inaspettata e imprevedibile vibrazione luminosa che prima si propaga come suono vocale\/mentale, poi impressiona la lastra fotografica depositandoci per poi essere ancora tradotta nelle forme della parola e dell\u2019immagine. La poesia cio\u00e8 come un evento testuale che nella circostanza si fa scrittura di una parola che cade; anzi una parola che accade. Evento. E l\u2019evento infatti non \u00e8 mai previsto, solamente accade. E tuttavia, questo evento, chiede memoria e scrittura ancorata alla memoria. Lo chiede al soggetto come luogo dove lasciarsi custodire e, altres\u00ec, interagire come un altro soggetto: l\u2019altro che chiede di essere accolto e legato con la tessitura della poiesis, il fare poesia non scisso dal proprio vissuto. Una tessitura che in \u00abInversi\u00bb \u201cattorciglia\u201d parole che accadono \u201cisolatamente\u201d (parola di poesia decadente?) e sintagmi che conoscono il non rettilineo, un articolarsi \u201cdiagonale\u201d (quasi un clinamen) elegiaco e dilatato, che \u00e8 anche una geometria iconizzata della pagina (una costante in questa nuova produzione), come mostra la poesia \u00abNessuno mi ascolta il silenzio\u00bb:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che a volte vorrebbe parlare, dire la sua. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0[Arianna Attinasi e Rachele De Prisco]<a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/racheledeprisco-300x2061.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1175 alignright\" src=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/racheledeprisco-300x2061.png\" alt=\"racheledeprisco-300x206\" width=\"300\" height=\"206\" \/><\/a><\/p>\n<p>\/\u2022\u2022\u2022\/<\/p>\n<p>Bisognoso mendicante assetato<\/p>\n<p>sconcertato di fronte a tanto vuoto rumore di vita.<\/p>\n<p>Vorrei dargli vita<\/p>\n<p>morire<\/p>\n<p>suggellando come premio quel piccolo pezzo di vita vissuto come uno chiunque snobbato come fanno tutti reso eroico unico totale<\/p>\n<p>dal fatto che un giorno,\u00a0quello che ti ha fatto rendere conto che tutta la banalit\u00e0 del tuo scorrere\u00a0era quanto di pi\u00f9 prezioso hai, hai dovuto perderlo con la morte scegliendo di restituire cos\u00ec\u00a0alla banalit\u00e0 del tuo esistere\u00a0tutta la sua immensit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abInversi\u00bb, quindi, rispetto alla prima \u201ctentazione\u201d (R. De Prisco, In mente accade), ha una struttura articolata pi\u00f9 complessa: il suo ordine \u00e8 del confine tra il \u201cverso\u201d e l\u2019inverso, cio\u00e8 un passo dove \u201cin\u201d, ci sembra, in questo contesto, pu\u00f2 essere anche un \u201cnon\u201d. Il \u201cnon\u201d che, se da un lato disattiva il verso, dall\u2019altro pratica un discorso della poesia che procede insieme con tratti del narrare e della prosa. Ma non per questo per\u00f2 la funzione-prosa di questi tratti trasforma il testo in anti-poesia (solo per un richiamo a margine, Baudelaire gi\u00e0 scriveva: \u201cio faccio prosa dei miei versi\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nuova raccolta di Rachele De Prisco \u00e8 cos\u00ec un insieme operativo di \u201cmescolamenti\u201d scritto-testuali diversi: versi e \u201cinversi\u201d. Cos\u00ec \u00abInversi\u00bb transita in \u201cinversi\u201d (verso e non verso) come un mescolamento di scritture. Il libro di questa edizione contiene infatti documenti di vita (come lettere, il catechismo del perfetto avvocatomi prologo in versi) e una riflessione pluriarticolata. Quasi un archivio di variet\u00e0 testuali: dediche poetiche (\u201cA Nat Scammacca\u201d-<\/p>\n<p>De Prisco ha ricevuto il primo premio internazionale di poesia, inaugurato a Erice (2014) e dedicato al poeta siculo-americano Nat Scammacca (uno dei poeti fondatori dell\u2019Antigruppo \u00a0siciliano); esergo; aspirazione alla narrazione e al \u201cromanzo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpisce un allegato in lingua bastarda e vivace. La necessit\u00e0, forse, di conservarne la freschezza e l\u2019immediatezza dell\u2019enunciato con l\u2019esperito-pensato-detto. Qualche stralcio: \u00ab&#8230;il mio forcone tarcato SA 117528 mentre scentava via Niza si stornellava improvvisamente e si inficava con il musso sotto il musso di unaltra machina che stava ferma per i cazzi suoi&#8230;.Vi esequio Vostro afezionatisimo&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abInversi\u00bb \u00e8 un insieme che \u201cattorciglia\u201d biografia, esperienze, accaduti, memoria e istanze psicologiche in scrittura poetica come in un processo romanzato. Nel suo profilo biografico la stessa autrice, infatti, scrive: \u201cVorrei scrivere il romanzo che non ho per poter commuovere\u201d. Un topos, il romanzo, e un luogo &#8211; il \u201cvi\u201d &#8211; dal quale la parola interiore si parte per esteriorizzarsi in versi e in un enunciato che, nel prologo di \u00abInversi\u00bb, indica anche aspettative future, e nei termini di una soggettiva \u201ceffimera speranza\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrivo solo ad attorcigliare intorno alle parole tutti\u00a0quei sensi liberi e vaghi\u00a0nell\u2019effimera speranza\u00a0che almeno qualcuno\u00a0vi rimanga impigliato\u00a0e ne faccia il mio romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo romanzo il \u201cmio\u201d di Rachele De Prisco, infatti, sta a indicare che il possessivo \u00e8 la soggettivit\u00e0 che emerge, e che i tratti della prosa che vi fanno capolino non ne fanno tuttavia una narrazione tout court. Le manca l\u2019intreccio e la struttura propri.<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 6\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Compaiono solo alcuni tratti e per tratti, e per di piu\u0300 in veste modalizzata. E ne dicono la presenza, camuffata (come e\u0300 proprio della torsione della scrittura e del dire dei poeti), li\u0300 dove il verso porta sintagmi virgolettati e corsivizzati. Una scelta formale, questa, che (insieme) ha sia il sapore della desoggettivazione quanto della sua sospensione. Un\u2019oscillazione che mostra la scrittura poetica tra una forma d\u2019astrazione (che richiama il dubbio e la soggettivita\u0300 dell\u2019io che comunica senza rinunciare all\u2019espressivita\u0300) e l\u2019oggettivita\u0300 del racconto (non slegata dal proprio sentire singolare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u2019e\u0300 mai infatti la presenza del virgolettato e del corsivo se non il richiamo per dire\/dirci: stai\/te attento\/ti che quello che vedo, dico e scrivo, e che tu\/voi leggi\/te e\u0300 altrimenti da quello che vedo, dico e scrivo! Basta uno sguardo alla sezione delle poesie raccolte sotto il titolo \u201cLa Radice\u201d (da notare il maiuscolo \u201cR\u201d della parola Radice in quanto &#8230; segno e suono che vuole imporsi come un emblema particolare&#8230; o una scelta retorica che e\u0300 insieme formale e al contempo rimando a un mondo spirituale che si racconta&#8230;). La Radice, come il cielo, e\u0300 infatti corpo e memoria vivente che alimentano il sentire e la scrittura poetica di Rachele De Prisco. Una relazione danzante che riflette il suo universo e il suo divenire identita\u0300 temporalizzata, o una danza tra il verticale del cielo e le radici nella terra (il corpo) che scrive i movimenti di attrazione e separazione dell\u2019io poetizzante, occupando lo spazio mediano del \u201ctra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E per incontrare questa sua certa tensione poetico-narrativa e psico-biografica, e\u0300 sufficiente dare ascolto alla sua stessa voce nel luogo stesso dove le sue poesie affondano le radici: la terra d\u2019origine (Sicilia) e le figure emblematiche che ne sono il fondamento: i luoghi particolari, la figura del padre, il nonno, il marito, i figli, la casa, la liberta\u0300 del sentire del corpo e dell\u2019immaginare. La figura del padre (per inciso) gioca anche il ruolo della sostituzione di un\u00a0altro padre, Dio: \u201cNon credo in Dio; credo che mio padre mi abbia aiutato anche in questo\u201d. La potenza del cielo e\u0300 scesa sulla terra e si e\u0300 immanentizzata come potenza genitoriale, e la relazione e\u0300 stabilita con il ricorso, ci pare, alla metonimia o alla sineddoche (le \u201cradici\u201d\/ albero). Cio\u0300 e\u0300 presente, per esempio, nelle poesie della sezione \u201cL\u2019albero. In esergo (in corsivo) la nostra autrice infatti scrive: \u201cEro indaffarata a ripiantarmi le radici \/ E\u0300 bastato uno sguardo al cielo\u201d.<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 7\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle poesie di questa raccolta, oltre ai doppi spazi bianchi e al gioco grafico che rende in immagine la stessa superficie della pagina, la comunicazione gioca l\u2019espressione piegando il verso sia in direzione della brevita\u0300 \u2013 una parola, un verbo (un gerundio che canta la durata in un assolo, un sintagma ridotto all\u2019osso &#8230;\u2013 quanto rincorrendo le associazioni fono-semantiche (le \u201ccompagne di rima\u201d), le anafore espressive concomitanti (\u00ab&#8230; \/ i tuoi colori \/ i tuoi splendi umori \/&#8230; \u00bb, Gesualdo -Uno-) e la tensione tra ritmo e sintassi dell\u2019enjambement ((\u00ab&#8230; \/ che il tempo non sciupasse \/ i contorni \/ &#8230;\u00bb, Ivi). La poesia Gesualdo -Uno-, della sezione La Radice non dimentica neanche l\u2019assunto del vocativo quasi-narrativo e gli indici della prosa: le virgolette, il corsivo, il dubbio, la domanda (il punto interrogativo):<\/p>\n<p>A te devo<br \/>\nserenita\u0300 e infanzia<br \/>\nMagico Borgo<br \/>\ndal tempo rapito<br \/>\ndove ogni scala<br \/>\nogni mattone<br \/>\nogni angolo<br \/>\nconserva per me<br \/>\nun ricordo sbiadito<br \/>\n\/ &#8230;\/<br \/>\ntra chiacchiere e salite<br \/>\ndi te \u201cquanto stai?\u201d<br \/>\ndi te \u201cma perche\u0301 te ne vai?\u201d<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>di certa bellezza.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 8\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">immancabile appuntamento<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"column\">\n<p>Ma come il \u201cMagico Borgo\u201d conserva il ricordo, seppur sbiadito, anche il vento nel testo (Io e il vento) e\u0300 segno di una memoria che associa e semantizza. Il fischiare del vento si da\u0300 infatti quale figura estetico-memoriale li\u0300 dove da\u0300 corpo al ricordo dei brividi e dei sussurri dell\u2019interiorita\u0300 della nostra autrice; un\u2019interiorita\u0300 cioe\u0300 che cerca dei varchi per dirsi nella sua soggettivita\u0300 narrativa-poetica, e mediante una parola che insiste sull\u2019intimita\u0300; in alcuni casi (come quando rievoca la figura del nonno) il dire della poiesis marca sugli affetti piu\u0300 familiari e li affida a una parola piu\u0300 semplice e immediata. In Io e il vento, il testo interamente in prosa che segue la poesia Gesualdo \u2013 Uno-, il vento non e\u0300 solo un sibilare neutro, e\u0300 un fischio segnaletico (un suono che non e\u0300 solo asettica fisicita\u0300); e\u0300 una voce che richiama e rievoca un \u201cpiccolo tornado\u201d come una fantasmagoria che rievoca l\u2019infiltrarsi erotico (immaginato) di quando al mare \u201calzava le gonne alle signore\u201d (Io e il vento, in La Radice).<\/p>\n<p>L\u2019uso del corsivo e delle virgolette oggettivanti marca ancora questo pezzo di prosa. Ma non per questo il testo e\u0300 meno evocativo e allusivo di quello in versi, o meno attento a non chiudersi in un ripiegamento tutto egoico. La voce della poeta, infatti, non smette di cercare varchi per esternarsi. Cerca il rapporto con il fuori, perche\u0301 l\u2019interiorita\u0300 non sia solo un auto-piegarsi solipsistico, ma riflessione e volonta\u0300 di incontrare il mondo. Il mondo che ha anche una realta\u0300 sua, il \u201csilenzio\u201d: l\u2019altro. L\u2019incontro con il mondo si da\u0300 allora come ascolto di questo altro, la cui indipendenza mette in forse la presa dell\u2019io e la sua stessa piega di ironizzante riflessione, presente nel testo Male del secolo.<\/p>\n<p>Siamo nella sezione Liberta\u0300 del libro e delle sue sei poesie (Male del secolo, Arte, Meditazione sul bello, Fare poesia, Spirito inquieto, Sono guarito stamattina).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"column\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 9\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 esergo che precede e\u0300 il segno piu\u0300 chiaro \u2013 \u00ab&#8230; \/ quello del silenzio \/ dell\u2019ascolto.. \/ quello che riesce a riempire la tua essenza \/ cosi\u0300 tanto \/ da farla traboccare \/ a farla vergognare..\u00bb \u2013 che ne indica gli sviluppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il resto e le altre sezioni (compreso il giudizio sulla loro qualita\u0300 linguistica e stilistica differenziata) lasciamo che sia il lettore a leggere, tra le righe, i versi di \u00abInversi\u00bb, noi chiudiamo la nostra nota con la stessa poesia Male del secolo (testo che cantilena fra le compagne di rima e quella equivoca: \u201c&#8230;\/Allora in cucina cucina! Ascolta la voce dei tuoi figli, \/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">anziche\u0301 dar loro un telefono a farli stare tranquilli.\u201d):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Che stupida cosa pensavo stamattina. Sto chiusa qui dentro alla cucina concentrata,<\/em><br \/>\n<em> a far delle mie giornate il bello<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>su uno schermo che mi ha fottuto anche il cervello.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo ha sottratto a me ai miei figli e anche a Maria, la donna che fa pulizia, che per gioco e riposo ritrovare,<\/em><br \/>\n<em> con pc si e\u0300 messa a chattare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Siamo anime o cammelli? Siamo manopole o cervelli?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Son sicura che una magia ci hanno serbato,<\/em><br \/>\n<em> se a quello schermo con la testa ci hanno appiccicato, credendo che l\u2019amore sia un filo<\/em><br \/>\n<em> che se lo cuci stretto<\/em><br \/>\n<em> con le mani<\/em><br \/>\n<em> ti rimane sempre in petto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le amicizie nei tuoi giorni son rubate,<\/em><br \/>\n<em> se cosi\u0300 facilmente te le sei assicurate.<\/em><br \/>\n<em> Non basta una foto un pro lo o una cartella a fare la tua vita di nuovo cosi\u0300 bella.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Allora in cucina cucina! Ascolta la voce dei tuoi figli, anziche\u0301 dar loro un telefono a farli stare tranquilli.\u00a0<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 10\">\n<div class=\"column\">\n<p><em>La primavera la senti, si\u0300, ma fuori sui prati<\/em><\/p>\n<p><em>certo non esce da quegli schermi congelati.<\/em><\/p>\n<p><em>Senti Tocca Conta chi sei? Ma non ti vedi? Stupido uomo Ingannato.<\/em><br \/>\n<em> Da una ridente cella Incoronato.<\/em><\/p>\n<p><em>I tuoi pensieri son d\u2019oro prezioso<\/em><br \/>\n<em> se commenti \u201cmi piace\u201d sei solo fazioso.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><em>Ti sei scordato di ricordarti che esisti?<\/em><\/p>\n<p><em>La condivisione non e\u0300 un link. La comunicazione non e\u0300 utopia.<\/em><\/p>\n<p><em>Che stupida cosa pensavo.<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1170 alignleft\" src=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images.jpeg\" alt=\"images\" width=\"306\" height=\"229\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #0000ff; font-size: 0.95em; line-height: 1.6em; text-align: right;\">a cura di Antonino Contiliano<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1169 alignright\" src=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/images-1.jpeg\" alt=\"images (1)\" width=\"284\" height=\"213\" \/><\/a><\/p>\n<table style=\"height: 62px;\" width=\"698\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\u00a0<a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/immagine-mail.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1171\" src=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/immagine-mail.jpg\" alt=\"immagine mail\" width=\"413\" height=\"59\" srcset=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/immagine-mail.jpg 413w, https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/immagine-mail-300x43.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 413px) 100vw, 413px\" \/><\/a><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>inversi rachele de prisco COLLEZIONE ARIANNAPOESIA Rachele De Prisco, Inversi \u00abInversi\u00bb \u00e8 la seconda raccolta poetica di Rachele De Prisco. 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