{"id":1929,"date":"2019-03-29T11:01:23","date_gmt":"2019-03-29T11:01:23","guid":{"rendered":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/?p=1929"},"modified":"2019-03-29T11:01:23","modified_gmt":"2019-03-29T11:01:23","slug":"vittorio-riera-gruppo-63-e-antigruppo-prefazione-di-nicola-lo-bianco-un-frammento-di-memoria-rivoluzionaria-di-nicola-lo-bianco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/2019\/03\/29\/vittorio-riera-gruppo-63-e-antigruppo-prefazione-di-nicola-lo-bianco-un-frammento-di-memoria-rivoluzionaria-di-nicola-lo-bianco\/pubblicazioni\/articoli\/","title":{"rendered":"Vittorio Riera  GRUPPO \u201963 E ANTIGRUPPO  Prefazione di Nicola Lo Bianco  \u00a0UN FRAMMENTO DI MEMORIA \u201cRIVOLUZIONARIA\u201d di Nicola lo Bianco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><u>Vittorio Riera<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><u>GRUPPO \u201963 E ANTIGRUPPO<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><u>Prefazione di Nicola Lo Bianco<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><u>\u00a0UN FRAMMENTO DI MEMORIA \u201cRIVOLUZIONARIA\u201d<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><strong>Eravamo tutti, tranne i vecchi marpioni, in preda agli \u201castratti furori\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Eravamo tutti o quasi, pi\u00f9 o meno, \u201crivoluzionari\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vittorio Riera ci ha voluto fare questo tragicomico scherzetto:un\u2019intervista del 1971, pubblicata su \u201cTrapani Nuova\u201d, nella quale, noi vecchi \u201ccompagni\u201d di quegli anni (Riera compreso)siamo chiamati a rispecchiarci.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un frammento di memoria palermitana in presa diretta, senza lo schermo dell\u2019 \u201cinterpretazione del \u201868\u201d, quasi sempre faziosa, fuorviante o fasulla.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un documento verace, un\u2019immersione in quel clima di insorgenza ideologica, di cieca liquidazione del \u201cvecchio\u201d, di affannosa sperimentazione letteraria per non perdere il passo con le convulsioni del tempo:\u201dpassione e ideologia\u201d, per richiamare un altro dei padri della \u201ccontestazione\u201d allora non riconosciuti:Pasolini e il gi\u00e0 citato Vittorini.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Chi volesse avere un\u2019idea(dico ai giovani) concreta, viva, di che cosa agitasse le menti e la \u201ccoscienza\u201d(allora \u201cdi classe\u201d) degli intellettuali, potrebbe prendere avvio da questa intervista.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vittorio Riera, anche lui sornionamente coinvolto, fa emergere i punti cardinali del dibattito allora in corso:quanto e come chi pretendeva di scrivere fosse pi\u00f9 o meno vicino al popolo, alle \u201cmasse\u201d, quanto pi\u00f9 o meno aderente al \u201cmovimento\u201d e coerente con i dettami del marxismo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E gi\u00e0 qui, com\u2019\u00e8 facile intuire, si scatenava la baraonda delle \u201cposizioni\u201d politiche e delle \u201cgiuste\u201d interpretazioni, pretendendo ciascuno di avere in testa, lui e il suo gruppo, quella \u201cgiusta\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E cos\u00ec, non era un dibattito, ma uno scontro senza esclusione di colpi, dove, talora, ci usciva anche la scazzottata.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quasi sempre era contesa verbale, disgusti, mutrie, risentimenti, e invidie \u201cmorte comune e delle corti vizio\u201d, dice il Poeta che la sapeva lunga.<\/strong><\/p>\n<p><strong>In questa intervista che Riera significativamente ha voluto riproporci, i contendenti, a distanza, sono Pietro Terminelli e Salvatore Di Marco, due protagonisti, ciascuno a suo modo \u00e8 il caso di dire, di quella fervida, feconda, stagione palermitana con echi a livello nazionale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Due atteggiamenti mentali, due versanti ideologici, due linguaggi, due stili:due modi di intendere la letteratura e la funzione sociale dello scrittore.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una questione tremendamente seria (almeno per il sottoscritto), ancora aperta, ma, virt\u00f9 dei tempi, subissata dalla disgregazione morale e intellettuale del privatismo, dell\u2019imperante idiotismo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ridotta all\u2019osso, la questione per Terminelli era un \u201cservire il popolo\u201d\u00a0 con furia iconoclasta(Montale, ad es. , era per lui \u201canchilosato ripristino\u2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>autore esaurito\u201d);per Di Marco un rapporto articolato con riserva irrinunciabile all\u2019autonomia immaginativa e linguistica.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per cui Pietro Terminelli risultava un \u201cvero rivoluzionario\u201d, mentre Salvatore Di Marco quasi quasi se la intendeva con la \u201crestaurazione reazionaria\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dalla parte del Terminelli, ad es., veementi accuse alla grande editoria \u201cborghese\u201d e a chi vi si accostasse, dalla parte del Di Marco il sarcasmo sull\u2019insipienza e l\u2019ipocrisia dei fogli ciclostilati.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Da una parte il \u201cGruppo \u201963\u201d con l\u2019appendice della \u201cScuola di Palermo\u201d e la rivista di Sergio Flaccovio \u201cFasis\u201d, dall\u2019altra l\u2019\u201cAntigruppo\u201d con il foglio di Nat Scammacca \u201cTrapani Nuova\u201d e il poeta a recitare davanti alle fabbriche.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Incontri, dibattiti, assemblee, convegni, ecc., ciascun gruppo procedeva per la sua strada, semmai con ulteriori scissioni, e sempre in nome della imminente \u201crivoluzione\u201d .<\/strong><\/p>\n<p><strong>A scorrere l\u2019intervista si ha poi come una specie di cornice culturale, un piccolo campione di autori e referenti letterari che erano, per consenso o dissenso, patrimonio comune:dalla Beat Generation(Kerouac, ad es.) alla neoavanguardia(citato Balestrini), Miller, Kafka, Joyce, oltre a Vittorini e Pasolini, ma anche Moravia, Sciascia, Pavese.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ci sono anche, si capisce, gli scrittori palermitani qui direttamente coinvolti, che vogliamo espressamente ricordare:Michele Perriera, Gaetano Testa, Roberto Di Marco, Crescenzio Cane.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E ancora, Giuseppe Zagarrio, siciliano a Firenze, che tanta attenzione ha dedicato alla poesia \u00a0siciliana del periodo, la cui sintesi si pu\u00f2 leggere nel volume \u201cFebbre furore e fiele\u201d, Mursia \u201983. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma la singolarit\u00e0 dell\u2019intervista, il paradosso che ci fa capire quanto rigido e geloso fosse il proprio punto di vista, e quanto poco disposto ad ascoltare l\u2019altrui, \u00e8 una sorta di scambio inconsapevole delle parti:il linguaggio usato da Terminelli \u00e8 un referto dove sono intrinseche le \u201cforme borghesi\u201dda lui poste sotto accusa:intellettualismo,<\/strong><\/p>\n<p><strong>contorsionismo\u00a0 espressivo, eccesso parolaio, e distacco dalla realt\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E viceversa, Di Marco., mentre nega l\u2019impegno dello scrittore asservito all\u2019ideologia, promuove un\u2019idea di libert\u00e0 socialmente pi\u00f9 avanzata e pi\u00f9 conforme all\u2019idealit\u00e0 marxista. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Accanto a certezze d\u2019intenti e di prospettive non mancavano, com\u2019\u00e8 delle cose di questo mondo, corrosive contraddizioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Accanto a talenti artistici autentici(mi viene in mente, tra gli altri, il teatro di Franco Scaldati) che emergevano nel vivo dell\u2019incontro\/scontro con la realt\u00e0, non mancavano zavorre, fraintendimenti, false opere e falsi scrittori, che non hanno retto al discrimine del tempo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E quanto sarebbe interessante uno studio sul linguaggio \u201callucinante\u201d dei tanti scrittori che facevano la \u201crivoluzione\u201d nella loro testa. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Traboccante vitalit\u00e0, volont\u00e0 e fiducia nella possibilit\u00e0 di costruire un mondo pi\u00f9 umano e pi\u00f9 giusto, diffusa creativit\u00e0 pi\u00f9 o meno effimera, calato il sipario, non so quanto e che cosa resta di quella scatenata intelligenza.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Certo nei cuori e nelle menti di quelli come me, appartenenti a quella generazione, ha lasciato un\u2019indelebile traccia.E lo dimostra anche Vittorio Riera con la riproposizione di questo documento ormai storico ed esistenziale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E chiss\u00e0 che non possa essere un sasso nello stagno, un sintomo di ripresa<\/strong><\/p>\n<p><strong>di un rinnovato \u201cscontro\u201d per riportare alla luce del giorno tutto ci\u00f2 che \u00e8 depositato nel buio di questi ultimi decenni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma ora la parola passa ai giovani che, spero, in tanti leggeranno questo libello, con l\u2019avvertenza delle parole del \u201cvecchio\u201d Sciascia:\u201dPer essere rivoluzionari oggi, occorre essere un po\u2019 conservatori\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>NICOLA LO BIANCO<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vittorio Riera GRUPPO \u201963 E ANTIGRUPPO Prefazione di Nicola Lo Bianco \u00a0UN FRAMMENTO DI MEMORIA \u201cRIVOLUZIONARIA\u201d \u00a0Eravamo tutti, tranne i vecchi marpioni, in preda agli \u201castratti furori\u201d. 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