{"id":461,"date":"2014-11-13T20:48:53","date_gmt":"2014-11-13T20:48:53","guid":{"rendered":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/?p=461"},"modified":"2014-11-13T20:48:53","modified_gmt":"2014-11-13T20:48:53","slug":"antigruppo-tra-poetica-populista-e-ricerca-neosperimentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/2014\/11\/13\/antigruppo-tra-poetica-populista-e-ricerca-neosperimentale\/pubblicazioni\/articoli\/","title":{"rendered":"ANTIGRUPPO TRA POETICA POPULISTA E RICERCA NEOSPERIMENTALE"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Uno degli elementi caratterizzanti il movimento letterario siciliano Antigruppo \u2013 che fu attivo per oltre due decenni, dalla fine degli anni\u201960 alla fine degli anni \u201980 \u2013 va fatto consistere nella vis polemica che ne accompagn\u00f2 le varie manifestazioni, non solo verso l\u2019esterno, dal suo sorgere al suo affievolirsi. Un costante atteggiamento di contrapposizione lo rese coerente con il proprio assunto, fedele alla propria denominazione:\u201canti\u201d nei riguardi di tutto ci\u00f2 che potesse avere configurazione, per l\u2019appunto, di \u201cgruppo\u201d inteso soprattutto come camarilla, consorteria, aggregazione mirata al potere e al business, con particolare riguardo al milieu letterario e artistico. Inizialmente, il \u201cgruppo\u201d a cui contrapporsi fu individuato nel Gruppo 63,avendone i componenti dell\u2019Antigruppo subodorato, dietro le pulsioni rivoluzionarie, le mire sotterranee, in primis la scalata al potere alto-editoriale e ai centri pi\u00f9 ragguardevoli della cultura Establishment. Connotato da una forte carica ideologica, segnatamente marxista, l\u2019Antigruppo veniva \u00a0inizialmente a contrapporsi a uno schieramento che faceva anch\u2019esso dell\u2019ideologia marxista una propria bandiera, ma da cui lo differenziavano il diverso e sotterraneo atteggiamento nei riguardi del potere culturale \u2013 e quindi del potere tout court \u2013 e, almeno per alcuni aspetti, una diversa concezione estetica: non pochi, nell\u2019Antigruppo, consideravano il tipo di scrittura praticato dal Gruppo 63 elitario e atto a favorire la scissione tra letteratura (e cultura in generale) e masse popolari. In uno dei primi fascicoli di \u201cAntigruppo Palermo\u201d, Crescenzio Cane, il poeta della \u201cbomba proletaria\u201d e della \u201csicilitudine\u201d, riferendosi in un suo articolo alla pi\u00f9 o meno asettica vita culturale palermitana del tempo (all\u2019incirca nella prima met\u00e0 degli anni \u201970), denunciava come principale difetto di questa la seraratezza dalle masse e ne riconduceva le cause a un fattore originario:quella base popolare dove l\u2019uomo di cultura avrebbe dovuto avere la base pratica per sviluppare la propria trasformazione. Ma gli intellettuali non l\u2019hanno capito perch\u00e9 non lo hanno mai voluto capire, e continuano ancora a sentirsi autorit\u00e0 culturali per cui vivono dall\u2019alto in basso i problemi culturali del paese mentre dall\u2019alto delle torri d\u2019avorio s\u00a0 entenziano il loro sapere: ovviamente questa cultura, che non vive la trasformazione delle masse, continua a essere la piaga cronica degli intellettuali siciliani.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Cane plaudiva, quindi, al Sessantotto, che \u201caveva spezzato molte di queste schiene\u201d e aveva portato nuove esperienze di lotte, nel quadro generale dei bisogni delle masse\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Il poeta siculo-americano Nat Scammacca si far\u00e0 alfiere di una \u201cpoetica populista Antigruppo\u201d, dedicando all\u2019argomento un saggio pubblicato, in varie puntate, a far data dal maggio 1979, sulla terza pagina del settimanaleTrapani Nuova; una \u201cpoetica\u201d a sua volta scaturita da una \u201cetica populista\u201d, e consapevole del fatto che anche un semplice \u201catteggiamento\u201d populista pu\u00f2 implicitamente imprimere una forte carica rivoluzionaria: E&#8217; facile parlare e scrivere di populismo, \u00e8 facile imitare il tono e l\u2019attitudine populista. Ma \u00e8 difficile trasformare in azione le parole mettendo in pratica onestamente gli ideali di populismo; infatti la loro realizzazione sarebbe un vero attacco alle strutture di tutto l\u2019establishment, delle sue istituzioni e delle persone che le controllano a tutti i livelli della vita sociale e culturale. Per praticare l\u2019etica populista \u00e8 necessario essere indipendenti e cercare di allontanarsi sempre pi\u00f9 da ogni CENTRO (organo di controllo) dando valori concreti a misure che non sono quelle da sempre accettate.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Era necessario quindi depurare il termine \u201cpopulismo\u2019\u2019 dalle significazioni negative e persino spregiative che gli erano state attribuite nel tempo: i critici, precisava Scammacca, si riferivano all\u2019interpretazione paternalistico-borghese che era stata data in passato, quando \u201cil borghese\u201d, avvertendo un \u201cdisagio\u201d per la propria \u201cposizione di privilegiato\u201d, \u201ccercava di proiettarsi in progetti di cambiamenti sociali in favore del popolo; cosa impossibile perch\u00e9 la realizzazione di tali cambiamenti avrebbe messo in pericolo la sua posizione di privilegiato\u201d. Erano tempi, notava ancora il poeta siculo-americano, in cui esisteva un forte analfabetismo e dunque mancava al popolo qualsiasi possibilit\u00e0 di partecipazione, mentre \u201cora tutti sappiamo leggere e scrivere, dunque, [il popolo] \u00e8 in grado di esprimersi, ecco perch\u00e9 la parola populismo assume altro significato\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Sul piano estetico, era prospettata l\u2019esigenza di una poiesia che fosse immediatamente comunicabile e assumesse come sua bussola il reale e la (ricerca della) verit\u00e0; in ogni caso, l\u2019Antigruppo non poteva che assumere quale suo criterio in proposito un pluralismo estetico: [&#8230;] solo una mentalit\u00e0 elastica che sappia tenere in considerazione pi\u00f9 di un sistema estetico \u00e8 la prerogativa dell\u2019antiautoritarismo e perci\u00f2 dell\u2019Antigruppo che di per se stesso \u00e8 Forma Estetica. [&#8230;] non esiste nel mondo della creativit\u00e0 artistica, un\u2019autorit\u00e0 che dall\u2019esterno possa con la violenza e con la persuasione insegnare a un altro artista ad eliminare errori e difetti. Gli errori sono tali, se visti sotto l\u2019aspetto di un concetto non pluralistico: rispettando invece il pluralismo, si ammette che gli errori e i difetti estetici sono, in verit\u00e0, il modo dell\u2019individuo di concepire l\u2019esistenza<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Scammacca aveva un decennio prima, nel 1969, tracciato 21 punti che delineavano una concezione estetica dell\u2019Antigruppo o, meglio, di quel che, a suo modo di vedere, avrebbe potuto costituire una linea in tal senso, pur non pretendendo di dettare regole. Tale doppio decalogo (e passa), che costitu\u00ec, l\u2019anno successivo, oggetto di un\u2019apposita pubblicazione, in cui quasi tutti i punti erano chiosati dallo stesso autore, aveva quale suo collante il rapporto forma-contenuto, con una sottesa polemica nei riguardi del neoformalismo (e quindi del Gruppo 63). Il testo, nel suo complesso, si muove all\u2019insegna della rivalutazione del contenuto, messo in forse dalle concezioni estetiche della neoavanguardia e dalla predilezione di questa per il non sense. Il punto 7 \u00e8 esplicito: \u201cDare importanza [pi\u00f9] al contenuto che alla forma\u201d, ma gi\u00e0 fin dal primo punto la questione \u00e8 affrontata in quest\u2019ottica: \u201cPrimo traguardo di un poeta non deve essere la forma e il linguaggio, ma il tono con il quale egli, poeta, si esprime\u201d.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Ci sarebbe da osservare che quel \u201ctono\u201d non pu\u00f2 essere raggiunto se non con una forma adeguata, con un linguaggio consono a realizzarlo, dato che la scrittura si affida alla parola e pu\u00f2 essere coadiuvata ma non sostituita da altri segni, se non a rischio di negare se stessa. Cos\u00ec nel secondo punto: \u201cNon \u00e8 la forma che crea il capolavoro ma l\u2019atteggiamento del poeta stesso\u201d, laddove per \u201catteggiamento\u201d si intende la posizione contestataria assunta da parte di un individuo: \u201catomo singolo che preme contro gli altri atomi organizzati e disciplinati e che cerchi di scompigliarli con il suo atteggiamento di contestazione\u201d, in modo da attuare una dinamica dal caos alla riorganizzazione e quindi al mutamento e al miglioramento: \u201cIl peggior male dell\u2019esistenza, in verit\u00e0 \u2013 scrive in proposito l\u2019autore \u2013 \u00e8 il non cambiare, il rimanere fermi, la posizione fissa, la posizione acquisita con l\u2019autorit\u00e0, \u00e8 insomma tutto lo status quo\u201d, posizione nella quale si avvertono echi del moraliorismo del filosofo pragmatista americano John Dewey.La forma ha una sua rilevanza, secondo Scammacca, come \u201cestensione del contenuto e perci\u00f2 libera espressione del contenuto\u201d, come nel punto 11. E aggiunge: \u201cPeso, dunque, sulla spontaneit\u00e0 [piuttosto] che su una formalistica espressione creata a priori e che deforma l\u2019espressione artistica\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019importanza del contenuto trova la sua profonda motivazione, nel fatto che principale scopo della poesia \u00e8 proprio questo: non \u00e8 il fatto che l\u2019uomo riesca a lasciare sui fogli scritti i suoi pensieri e i suoi sentimenti ma che lasci sul foglio se stesso, dopo aver tolto tutti i veli superflui tra lui e il lettore<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Scammacca avverte il fascino della lingua parlata, non manca, nelle sue chiose, il richiamo alla oralit\u00e0 quale \u201ctotale partecipazione dell\u2019individuo al modo primitivo di espressione linguistica\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Il concetto \u00e8 ribadito in altri punti e quale espressione pi\u00f9 alta della comunicabilit\u00e0 di un testo, soprattutto poetico, e ci\u00f2 ritenendo in \u00a0contrapposizione alle neoavanguardie che privilegiavano invece il lato visivo. Il punto 18 cos\u00ec recita:Prova della validit\u00e0 di una poesia \u00e8 la sua comunicabilit\u00e0 attraverso la recitazione; concetto tutto all\u2019opposto del pensiero dell\u2019avanguardia \u2013 Gruppo 63, Gruppo 70, ecc. \u2013, che danno una assurda importanza al dato visivo\u201cComunicabilit\u00e0\u201d e \u201coralit\u00e0\u201d costituivano elemento cardine di contrapposizione alla neoavanguardia, almeno da parte di una fetta considerevole di esponenti dell\u2019Antigruppo, i quali si chiedevano come avrebbero potuto andare verso le masse, organizzare recitals nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche \u2013 come essi facevano, qualora si fossero resi incomunicabili attraverso un linguaggio criptico, una sorta di novello trobarclus. Sull\u2019esigenza di portare la poesia dovunque ci fossero persone disposte ad ascoltarla concordavano tutti i poeti del movimento, a prescindere dalle loro personali tendenze; nessuno intendeva alienarsi il pubblico della poesia n\u00e9 rinunciare ai moduli espressivi adottati. All\u2019interno del movimento vanno a mano a mano delineandosi due anime: una, propugnatrice della massima comunicabilit\u00e0 \u2013 fino ad assumere come proprio il linguaggio della gente comune e in particolare del proletariato o comunque tendere ad esso \u2013 che possiamo considerare l\u2019anima populista;un\u2019altra, pi\u00f9 disponibile alle sperimentazioni sul piano linguistico, disposta \u2013sebbene non lo affermi mai claris verbis \u2013 anche a correre il rischio dell\u2019incomunicabilit\u00e0, che possiamo chiamare l\u2019anima sperimentale. Naturalmente, intendiamo riferirci a linee di tendenza, non potendosi tracciare rigorose demarcazioni. Alla prima tendenza possiamo ascrivere, pur con notevoli differenze individuali di stile e personalit\u00e0 artistica, oltre Scammacca, Crescenzio Cane, Rolando Certa, Santo Cal\u00ec, Gianni Diecidue, Carmelo Pirrera ed altri, come pu\u00f2 desumersi da vari loro interventi, pi\u00f9 o meno mirati o pi\u00f9 o meno occasionali, in particolare di Certa, Cal\u00ec e Scammacca. Quest\u2019ultimo pu\u00f2 considerarsi un vero e proprio teorico dell\u2019anima populista, come abbiamo avuto modo di accennare. Demonizza tutto ci\u00f2 che possa assomigliare a un\u2019arte aristocratica: quello di Nanni Balestrini, ad esempio, che scrive un romanzo sugli operai, resta \u00abil tentativo di un borghese che disprezza volutamente l\u2019emigrante in cerca di lavoro mettendo in risalto i lati negativi del misero operaio partito dal sud\u00bb; Roberto Roversi, pur adottando un modulo espressivo che Scammacca definisce neorealista \u00abcon una particolare poetica\u00bb, cerca di \u00abrimanere pi\u00f9 vicino al suo ambiente che non \u00e8 certo quello della periferia\u00bb e finisce per usare un linguaggio \u00abaccetto a tutta la gente colta, agli addetti del mondo letterario\u00bb, sicch\u00e9 questo poeta \u00abha il pregio dell\u2019autenticit\u00e0 perch\u00e9 esprime se stesso\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">\u00c8 facile immaginare quale possa essere l\u2019opinione riguardante Sanguineti: La considerazione che immediatamente segue \u00e8 nodale: \u00abChi vuole attaccare il sistema deve usare le stesse armi del sistema, linguaggio comprensibile contro linguaggio comprensibile, metodo contro metodo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">\u00a0<\/span>Non convinceva tutti l\u2019equazione sanguinetiana ideologia-linguaggio, secondo la quale un determinato linguaggio \u00e8 espressione di una determinata ideologia, questa \u2013 per l\u2019appunto \u2013 riflettendosi in quello e implicitamente rilevandone (e rivelandone), per cos\u00ec dire, la natura. Poteva individuarsi un preciso linguaggio per una data classe sociale; l\u2019usurato linguaggio corrente, per esempio, non poteva che essere quello della borghesia, per cui diveniva atto rivoluzionario sovvertirlo contrapponendogli linguaggi personalizzati, extra-canonici, fortemente inventivi, che le neoavanguardie cercavano di costruire e praticare. La letteratura in generale e la poesia in particolare erano dunque chiamate a preparare ed affiancare la rivoluzione producendo testi fuori clich\u00e9 in cui la borghesia non si riconosceva e in cui non si identificava.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Da sinistra, dall\u2019Antigruppo, giungeva al riguardo il vento della contestazione, consistente nella convinzione e nel principio che rivoluzionario non fosse tanto il significante quanto il significato, e che solo un linguaggio comunicativo fosse capace di far maturare le coscienze, compito che alla poesia poteva essere demandato proprio a condizione che non si rendesse incomprensibile con l\u2019assunzione di linguaggi criptici, che rimanevano estranei al popolo, alle masse. Sull\u2019altro versante del movimento (l\u2019anima sperimentale) vanno collocati i redattori della rivista Antigruppo Palermo: Ignazio Apolloni, Nicola Di Maio e Pietro Terminelli, i quali intrattennero un rapporto significativamente meno ostile con le neoavanguardie, perseguendo essi stessi, sul piano linguistico-espressivo, una peculiare linea di ricerca, tuttavia considerata non fine a se stessa e altrettanto carica della problematica socio-politica che costitu\u00ec poi il vero trait d\u2019union dell\u2019Antigruppo nelle sue dislocazioni isolane e nelle sue interne ramificazioni. Intanto, va notata una maggiore propensione al dialogo con analoghi gruppi, ancorch\u00e9 non sempre proclamatisi tali e sparsi nel territorio nazionale, per lo pi\u00f9 gravitanti attorno a redazioni di riviste letterarie, con pi\u00f9 o meno accentuata colorazione marxista e netta caratterizzazione sul piano stetico (Pianura, Salvo Imprevisti, Collettivo R, Quasi, per citare qualcuna di queste testate). A riprova di ci\u00f2, verso la met\u00e0 degli anni \u201970, il periodico che ne era espressione mut\u00f2 testata e prese la denominazione di Intergruppo, il che lasciava chiaramente intendere che i redattori avevano acquisito consapevolezza del fatto che l\u2019Antigruppo non poteva che essere, quasi geneticamente, un gruppo a sua volta: un gruppo anti, in difesa delle periferie culturali e contro il potere editoriale, ma ineluttabilmente \u201cgruppo\u201d, bench\u00e9 aperto e con una propria, anche se variegata e difendibile connotazione, in posizione dialogica con coloro che perseguivano obiettivi similari. Discutendo su Quale Intergruppo, Apolloni si poneva, fra l\u2019altro, il problema, certo non secondario, di \u201cquale linguaggio\u201d per l\u2019ideologia marxistica (\u201cma nel suo complesso\u201d, precisava, fosse pure parenteticamente), trovandosi in linea con la risposta che era stata data dalla redazione della fiorentina rivista Salvo Imprevisti (curata da Mariella Bettarini), che aveva parlato, nel n\u00b06, di \u201cinterdisciplinariet\u00e0 per la poesia e di tre elementi necessari nel fare poesia\u201d: linguistica, psicanalisi, marxismo. Forse meglio coglieva nel segno Roberto Roversi allorch\u00e9, nello stesso numero del periodico toscano, intervenendo sul rapporto politica-cultura, parlava di \u201cadozione e uso di nuovi linguaggi [&#8230;] per una diversa comunicazione (del nostro messaggio ideologico?) all\u2019interno di un sempre necessario dibattito sulle idee, sulle cose, sulla lingua\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Muovendo da posizioni scientiste e sensiste, Apolloni affrontava il rapporto ideologia-linguaggio, sottolineando le contraddizioni interne al Gruppo 63 (di fatto \u201cesplose\u201d nel 1968), dando comunque per incontrovertibile il porsi stesso del rapporto, la correlazione tra i due termini (fatto che era da considerare quanto meno eccentrico nei riguardi delle concezioni pi\u00f9 praticate all\u2019interno dell\u2019Antigruppo).\u00c8 noto come il linguaggio sia esso stesso ideologia e come la scrittura sia mistificazione (\u201csaper esprimersi significa parlare sopra le cose ricoprendole di un manto di menzogna\u201d dice Angelo Guglielmi, per il quale il problema oggi sarebbe di \u201cfar parlare le cose\u201d piuttosto che di \u201cparlare sulle cose\u201d): \u00e8 noto ancora come la \u201cdifesa\u201d dei critici marxisti sia stata la decodificazione e la neutralizzazione dei messaggi provenienti dalle emittenti del potere audiovisivo (con la poesia visiva), unitamente allo sforzo di confondere e alterare e strutture logico-linguistiche degli strumenti di comunicazione di massa (con i Novissimi in poesia e con il Gruppo 63 sull\u2019intera scrittura)<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Ma le polemiche all\u2019interno dell\u2019Antigruppo, concernenti tale aspetto, non mancarono di sorgere (n\u00e9 fecero difetto quelle riguardanti altri aspetti), se nel 1975 Intergruppo proponeva, ad opera di Nicola Di Maio, delle \u201cverifiche\u201d sul piano estetico, nel corso delle quali erano poste dal verificatore delle forti ipoteche sulla poesia di un esponente tutt\u2019altro che marginale del movimento stesso: Rolando Certa, che aveva da poco pubblicato la sua silloge pi\u00f9 impegnativa Sicilia pecora sgozzata, a proposito della quale era stato accusato di \u201criscrivere la tradizione\u201d e di restarne \u201cintrappolato\u201d \u00a0<span class=\"s1\"><b>[<\/b><\/span>&#8230;] una serena ed attenta lettura della sua poesia non mancherebbe di evidenziare puntualmente un universo \u201cdecadente\u201d in cui si innestano, senzaperaltro rovesciarlo, stilemi neorealistici, populistici ecc. e assimilazioni delle poetiche e della imagery lorchiana, prevertiana, brechtiana ecc. Insomma la \u201criscrittura\u201d, che pure potrebbe essere il punto di partenza per una operazione \u201cdiversa\u201d, non si pone in Certa come \u201ccritica\u201d della tradizione (e della \u201cscrittura\u201d della tradizione) ma vi si attua interamente dentro magari cooptandovi momenti ed esiti di una Weltanschauung che la tradizione non poteva, oggettivamente, esibire. In ci\u00f2 sta la contraddizione macroscopica della poesia di Certa: perch\u00e9 da un lato essa \u201criscrive\u201d [&#8230;] e dall\u2019altro vorrebbe muoversi globalmente dentro una Weltanschauung di oggi che presuppone, appunto, il ribaltamento di quella \u201cscrittura\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Interveniva un critico del livello di Giuseppe Zagarrio (anche lui notoriamente schierato \u201ca sinistra\u201d); in una sua caustica lettera su Apolloni riguardante un articolo di questi, rilevava nella querelle discriminatorie implicazioni e prendeva le difese del \u201cpovero Certa\u201d: Intanto, il pensare e l\u2019agire in termini di drastico esclusivismo: \u201co con noi o contro di noi\u201d: \u00e8 un vecchissimo adagio della faziosit\u00e0 borghese (vuoi a livello restaurativo vuoi a livello pseudorivoluzionario). Marx ci insegnava a leggere in un certo modo i classici e a ricavare persino il giusto valore dalle opere dei grandi reazionari (Balzac insegni, \u00e8 arcinoto). Ma i nipotini si rifiutano di andare a fondo, di distinguere, perfino di leggere, solo perch\u00e9 hanno fatto una chiara scelta di classe; e su questa linea si sentono in dovere di escludere, emarginare, condannare in perpetuo. Ma non finir\u00e0, per caso, che sotto la spinta discriminatoria, finiranno per essere discriminati a poco a poco anche quelli che insieme a te hanno fatto \u201cuna chiara scelta ecc.\u201d, e ora \u00e8 la volta del gruppo di Certa, domani sar\u00e0 la volta dello Scammacca, poi quella del Cane, infine chi sa di tutto l\u2019Antigruppo in blocco?<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>\u00a0<\/b><\/span>La verit\u00e0 era che comunque Cane e Terminelli avevano radici nella \u201cscuola di Palermo\u201d, che in questa citt\u00e0 aveva dato vita al Gruppo 63: ci riferiamo al 1961, all\u2019antologia Quattro poeti (che vedeva accomunati Cane e Terminelli a Di Marco e Testa)<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda i risvolti sperimentali dell\u2019opera del Terminelli, si fa riferimento all\u2019ampia monografia che ad essa ha dedicato Andrea Bonanno<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Va tuttavia osservato che Terminelli rimase nell\u2019ambito di una ricerca sperimentale tutta giocata sulla parola, spesso fortemente ipotecata dalla pressione del messaggio sociopolitico e dalla polemica su posizioni estetiche, mentre Apolloni percorrer\u00e0 altre strade, che finiranno per condurlo fuori dall\u2019orizzonte dello stesso Antigruppo, a principiare dalle sue Favole per adulti, che gi\u00e0 si collocavano fuori dai parametri canonici della favolistica tradizionale, ancorch\u00e9 \u2013 come tutte le favole \u2013 fortemente allusive, ma in pi\u00f9 dotate di una carica ironica, in certi casi, deflagrante. Nell\u2019anno 1976 in cui proseguiva sulle pagine di Intergruppo la \u201cverifica\u201d di Di Maio, l\u2019Apolloni pubblicava un\u2019opera narrativa: Niusia, un romanzo, definito in quarta di copertina \u201cpsico-ludico-visionario\u201d, edito dall\u2019Antigruppo Palermo, in cui il modulo espressivo \u00e8 certamente eslege nei riguardi dei parametri populisti dell\u2019Antigruppo. Si tratta infatti di una prosa volutamente discorsiva (popolareggiante non populista), spesso e volentieri sintattica, condotta sul filo dell\u2019ironia. Elementi, questi, sui quali l\u2019autore insiste, quasi compiacendosene. Si avvertono allora dei pi\u00f9 o meno fugaci momenti in qualche modo neobarocchi, con frequente uso dell\u2019iperbole e\/o della reiterazione; ad esempio: \u201cLei s\u00ec che faceva dei sogni e se dovesse raccontarveli vi lascerebbe di stucco, di gesso, di calcestruzzo e malta\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 frequentemente il periodare si snoda in una sorta di reazione a catena,con ritmi da flusso coscienziale (ma che tale non \u00e8):Niusia, tutta tesa a capire il discorso non c\u2019era verso di poterla scuotere per ricondurla a proporzioni umane che erano quelle che pi\u00f9 m\u2019interessavano col sangue caldo che le girava nel reticolo venoso e che si scaldava di pi\u00f9 quando c\u2019erano le lune, il terremoto o l\u2019eruzione solare tanto che una volta parlando per caso in mezzo a un mucchio di tante cose dette se non da noi, dai vicini di casa miei e suoi e da tanti altri che non sapevano trovare cose nuove e divertenti pensammo di fare una interpellanza per chiedere la rimozione della luna, l\u2019allarme per i terremoti ed una regolamentazione delle eruzioni solari<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Ci sono in Niusia, per cos\u00ec dire, un Ercole Patti capovolto, un Marinetti che si sfotte, un Sanguinetti \u201csadomaso\u201d che spappola il suo esprit moqueur tutt\u2019intorno. Si ha talvolta l\u2019impressione, in alcune pagine, di assistere alla grandinata di mille minuscole e volatili biglie bianche di polistirolo espanso su una piazza transitata da tranquilli borghesi o su una melodrammatica scena da Boh\u00eame pucciniana:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tacevano Dominik e Menelik, capi dell\u2019ONU, dell\u2019INU e dell\u2019ANU,grossi consessi per sfollati con banchi, sedili e impianti stereofonici per traduzioni istantanee che uno si sedeva, si metteva la cuffia e cos\u00ec sentiva per la prima ed ultima volta che nella sierra figlia una trib\u00f9 di mormoni rivendicava la trib\u00f9 dei formiconi il diritto di passaggio sui sassi del rioprecipitoso durante la stagione delle piogge, e ci\u00f2 a mo\u2019 d\u2019artificio perch\u00e9 in quel posto dell\u2019africa nera dal colore delle miniere di carbone ci pioveva quasi tutto l\u2019anno, i fiumi straripavano e cos\u00ec gli irrigavano gli orti coltivati a mangimi per uccelli e colibr\u00ec che poi loro mangiavano in salm\u00ec con fegatini di cervo randagio, rosmarino e salvia in abbondanza e carica di pepe.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Appena qualche anno dopo, Apolloni approder\u00e0, con Rossana Apicella, alla singlossia che, per opera di entrambi, acquisir\u00e0 precisa connotazione. La singlossia \u2013 per fatto costitutivo \u2013 gioca, com\u2019\u00e8 noto, su nessi visivi e strutturazioni di tipo tecnologico, eludendo (o tendendo a eludere) contesti sintattico-grammaticali, sull\u2019asse lineare, in una stretta fusione tra sfera del visivo e sfera del verbale. Nasceranno, sul finire degli anni \u201970, le sketch poesie dell\u2019autore palermitano (in tandem con il grafico P. Cerami), in cui sar\u00e0 presa di mira la poesia stessa, considerata addirittura innecessaria, superflua, depotenziata e impietosamente, forse anche amaramente e segretamente, irrisa, come accade talvolta agli amanti traditi.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Dal canto suo l\u2019Apicella, teorica conseguente e intransigente della singlossia, considerata \u201ccome unica proposta futuribile del linguaggio poetico\u201d, scriveva in una sua nota, nell\u2019involucro-copertina della menzionata pubblicazione: Non importa se la poesia sia in endecasillabi o in frantumi di parole \u00a0polverizzate: quando \u00e8 poesia di sola parola \u00e8 regressione verso uno stadio di linguaggio che appartiene ad una stagione diversa: noi non bruciamo Omero che \u00e8 interprete del suo tempo, bruciamo i nuovissimi che credono di avere inventato un linguaggio nuovo, e usano, invece lo stesso strumento che us\u00f2 Omero, ma Omero era intelligente, e i nuovissimi non lo sono. Sono soltanto morti: e neanche quello, perch\u00e9 sopravvivono, biologicamente, alle loro squallide operine. Siamo propensi a credere che la Apicella calcasse la mano per via di un intento provocatorio, funzionale al dibattito acceso su tali questioni in quegli anni. In ogni caso, non si pu\u00f2 fare a meno di osservare che la connexio tra visivo e verbale non era \u2013 e non \u00e8 \u2013 \u201cunica proposta futuribile del linguaggio poetico\u201d e che \u00e8 vano, in ogni caso, ipotecare il futuro. Si pu\u00f2 osservare ancora che le meraviglie della tecnologia finiscono di essere risorse se sono fagocitanti, e questo non soltanto nell\u2019ambito della scrittura in genere, in particolare di quella creativa, meraviglie nelle quali la multi disciplinariet\u00e0 va considerata come risorsa, potenziamento, non come azzeramento. Va considerato inoltre il visivo come stimolo alla creativit\u00e0, ove necessario, non come obbligo coute que coute.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">La scrittura pu\u00f2 avere bisogno della immagine intesa come arte della figurazione: arte visiva; ma questa pu\u00f2 esserle di ausilio quale strumento complementare, per il semplice fatto che la parola possiede gi\u00e0 la capacit\u00e0 di evocare immagini, anche visive, di farsi immagine, \u201c\u00e8\u201d di per se stessa immagine. Non a caso la scrittura \u00e8 metalinguaggio. A parte ci\u00f2, va sottolineato come all\u2019oralit\u00e0 di marca populista sia contrapposto il visivo (dallo Scammacca demonizzato), di marca singlottica, di Apolloni e Apicella. Il racconto lungo, a carattere autobiografico, Roma, del 1988, e soprattutto il grande romanzo Gilberte del 1994, riconducono Apolloni alla scrittura in quanto capace di sviluppare e potenziare suggestioni visive senza un apporto esterno quale, ad esempio, quello della grafica di Cerami. In Gilberte Apolloni si serve infatti della parola come evocatrice di immagini e assume una narrazione per sequenze, a forte valenza filmica; la parola, appunto, si fa immagine. \u00c8 dunque un ritorno alla scrittura, al gusto di raccontare.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019opera Apolloni applica a un argomento di scottante impegno (storico, sociale, ideologico, umano, come quello del razzismo, dell\u2019olocausto) la sua scrittura ironica, vaporosa, a volte con evidenti suggestioni liberty (un liberty scrittorio!). Ne emerge un romanzo-fiume, neopicaresco, in cui si intravede un\u2019idea del mondo come avventura, viaggio, nonch\u00e9 come improvvisazione, imprevisto ecc. L\u2019intreccio si fa esso stesso sperimentale, poich\u00e9 le vicende si snodano attraverso una serie di piani interferenti; pi\u00f9 che di una trama potrebbe parlarsi di un ordito (come un procedere per nodi che fissino i vari punti di sutura). Una narrazione policentrica e nel contempo (e riposa anche qui l\u2019impianto sperimentale) capace di mantenere vivo un\u2019irradiante e sinergica bipolarit\u00e0: il dispregio di quella che potremmo chiamare, alla maniera di Flaubert, la b\u00eatise, la stupidit\u00e0 umana che porta al razzismo e la necessit\u00e0 di lottare perch\u00e9 l\u2019uomo possa affermare se stesso, il diritto alla propria esistenza, alla propria libert\u00e0, alla propria fantasia, in breve: alla poesia.<\/p>\n<p class=\"p1\">Gi\u00e0, la poesia! Questa, cacciata dalla finestra, rientra dal portone centrale.<\/p>\n<h4 class=\"p1\">Note<\/h4>\n<h6 class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Cfr. C. Cane, La bomba proletaria, poesie, edizione a cura del \u00a0Movimento-Anti di Palermo, prefazione di Salvatore di Marco, Palermo:<br \/>\n1974.<br \/>\nC. Cane, \u201cPer un\u2019azione rivoluzionaria della cultura\u201d, in Antigruppo \u00a0Palermo, Palermo, senza indicazione di data [ma prima met\u00e0 degli anni \u201970]\ne senza numerazione di pagine [ma 25].<br \/>\nN. Scammacca, \u201cPoetica Populista Antigruppo\u201d, I\u00b0, Trapani Nuova, 10\u00a0maggio 1979, p. 3.lbid., passim. N. Scammacca, \u201cPoetica Populista Antigruppo\u201d, VII, <b>Trapani Nuova<\/b>, 11 ottobre 1979,<\/h6>\n<h6 class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><b>6\u00a0<\/b>N. Scammacca et alii, <b>Una possibile poetica per un Antigruppo<\/b>, Trapani: Ed. Celebes, 1970. N. Scammacca, \u201cAnarchia una parola\u201d, <b>Antigruppo Palermo<\/b>, n. 6, Palermo, marzo 1975.<\/h6>\n<h6 class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\">Cfr. E. Sanguineti, <b>Ideologia e linguaggio<\/b>, Milano: Ed. Feltrinelli, 1965. L\u2019equazione ideologia-linguaggio era stata precedentemente messa in discussione da un gruppo palermitano che era nato nel 1964 a ridosso del Gruppo 63 e che con esso aveva in qualche modo interagito, a livello locale, seppure con una precisa autonomia: si era chiamato prima Gruppo 64 e dal 1965 Beta 71 (nel 1971 prevedeva di doversi dare nuova configurazione o sciogliersi e in quell\u2019anno si estinse, dopo la crisi sessantotesca). Ne fecero parte Giovanni Cappuzzo, Miki Scuderi, Ugo Dolcemascolo, l\u2019anziano poeta futurista Castrense Civello, chi scrive, che ne era stato promotore, Angelo Fazzino (che diede vita, dal 1967, a <b>I quaderni del cormorano <\/b>che pubblicarono testi di G. Cappuzzo, C. Cortese, A. Fazzino, M. Freni, P. Longo, A. Pes, L. Zinna) ed altri. Il Gruppo condivideva la sberla delle avanguardie al fine di rinnovare il linguaggio poetico, stancamente logorato dall\u2019epigonismo ermetico e neorealista, ma era convinto che significato e significante non potessero scindersi (n\u00e9 il primo annullarsi in un formalismo pi\u00f9 o meno asettico) e che invece potessero coniugarsi ricerca sperimentale e operazione sull\u2019uomo (quali erano considerate sostanzialmente letteratura e poesia). Era nettamente rifiutato ogni \u201cassoluto estetico\u201d e propugnato un nuovo umanesimo, scientifico, sulle ceneri di quello antropocentrico. Erano altres\u00ec contestati il consumismo dirompente, la robotizzazione strisciante, la proliferazione nucleare, l\u2019alienazione anche nei rapporti sentimentali. (Dallo \u201cSchema di ricerca\u201d dell\u2019ottobre 1965, in manuscripto, con alcune sottoscrizioni, in Archivio Zinna, Palermo).<\/h6>\n<h6 class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\">I. Apolloni, \u201cQuale Intergruppo\u201d, <b>Intergruppo<\/b>, Palermo, 1977, Cfr. N. Di Maio, \u201cIntroduzione a una verifica\u201d, in tre interventi nei numeri di Intergruppo, Palermo, a decorrere dal luglio 1975. N. Di Maio, cit., , gennaio 1976 G. Zagarrio, \u201cApolloni, favole o palloncini?\u201d, <b>Intergruppo<\/b>, Palermo, gennaio 1976, senza indicazione di pagina. Cfr. Cane, Terminelli, Di Marco, Testa, <b>Quattro Poeti<\/b>, Palermo: Ed. \u00a0Flaccovio, 1961. Tale anno \u00e8 il medesimo che vede a Milano l\u2019uscita dell\u2019antologia <b>I Novissimi<\/b>, a cura di A. Giuliani, edito da Rusconi e Paolazzi.<\/h6>\n<h6 class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">R. Di Marco e G. Testa saranno inclusi, assieme a M. Perriera, nel volume \u00a0<b>La scuola di Palermo<\/b>, Milano: Feltrinelli, 1963. Cfr. A. Bonanno, \u201cLa poesia di P. Terminelli\u201d, <b>L\u2019Involucro<\/b>, Palermo, 1995. I. Apolloni, <b>Niusia<\/b>, Palermo: Edizioni Antigruppo Palermo, 1976, cfr. I. Apolloni, <b>Da porta pia alla sketch poesia<\/b>, Palermo, 1979.<\/h6>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #0000ff;\">LUCIO ZINNA<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: right;\">Palermo<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli elementi caratterizzanti il movimento letterario siciliano Antigruppo \u2013 che fu attivo per oltre due decenni, dalla fine degli anni\u201960 alla fine degli anni \u201980 \u2013 va fatto consistere nella vis polemica che ne accompagn\u00f2 le varie manifestazioni, non solo verso l\u2019esterno, dal suo sorgere al suo affievolirsi. Un<span class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/2014\/11\/13\/antigruppo-tra-poetica-populista-e-ricerca-neosperimentale\/pubblicazioni\/articoli\/\">Leggi di pi\u00f9\/ Read more<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/461"}],"collection":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=461"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/461\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":462,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/461\/revisions\/462"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=461"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=461"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/natscammacca.natscammacca.org\/tp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=461"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}