— Ho letto i tuoi tre bellissimi libri, “Ericepeo I, II, III”. Mi sono impegnata a leggerli con grande atten­zione e, devo dirlo, con grande felicità, perché non pensavo che ci fosse tanta varietà, germinata da una stessa emozione e da una stessa intelligenza creativa. Invece di tentare un inqua­dramento storico-letterario della tua arte, preferisco chiedere a te dei chiari­menti, al fine di rendere più comprensibile la creatività personale, che è di ciascun poeta.

Quale motivo ti ha in­dotto ad esternare la tua pa­rola poetica in tre sezioni?

  1. — Mio fratello Saverio Scammacca, che abita a New York, voleva che io raccogliessi le mie poesie ideolo­giche, quelle dell’Antigruppo, che non erano rac­colte in volume. Così do­veva uscire solo il terzo vo­lume, che ho dedicato ad Or­lando, ex Sindaco di Pa­lermo, a Bianco ex Sindaco di Catania e a mio fratello Saverio. Ma quando ho vi­sionato il testo nel suo in­sieme, ho visto che era troppo dirompente, che non esprimeva un aspetto com­pleto del poeta come uomo, ma solo l’aspetto ideologico. Così ho aggiunto le altre se­zioni, cosicché in questi vo­lumi sono raccolte  e espressioni di me. Esse sono:

I,         la famiglia, i due mondi (America e Sicilia), io visto da altri;

II,        poesia filosofica e poe­sia metafìsica, l’io roman­tico, ombre di luci;

III,       poesie ideologiche. Inferno Antigruppo (visto da altri).

È una raccolta complessa, che dà un vero specchio di me stesso.

  1. — Tu hai detto che sei contrario al Simbolismo e preferisci il Romanticismo inglese. A me, che sono stata sempre la ricercatrice dell’i­dentità letteraria dei poeti per accostarla ai vari movi­menti poetici, sembra che tu possa essere collocato in una nuova sezione della poesia, in una strada che non è stata mai percorsa da nessuno: la documentaristica che si ac­costa, più che al Romanti­cismo inglese, ad una specie di ricerca della realtà fatta dai poeti americani in que­sto ultimo secolo. Che ne pensi?
  2. — Credo che le mie ra­dici siano nel Romanticismo inglese, perché, se interpre­tiamo giustamente questo movimento, vediamo che esso nasce da un concetto popo­lare o populista della poesia, e respinge quella classica, quella delle classi superiori. L’Antigruppo è proprio que­sto, una poetica “dal basso”. Questo documentare certi av­venimenti è quello che hanno fatto Crescenzio Cane, Santo Cali, Pietro Terminelli e altri.
  3. — Però tu hai fatto una documentaristica di im­magine…
  4. — Dobbiamo aggiun­gere un altro elemento, prove­niente dalla poetica ameri­cana — di cui io sono espres­sione — e cioè il ritorno all’e­sperienza, fatta di discorsi di famiglia, di ciò che avviene nella comunità.

È una ricerca della realtà.

  1. — Però è una espres­sione del nostro secolo, che procede per immagini…
  2. — Io non accetto un poeta che rigetta la natura e parla solo della città, come i futuristi.
  3. — La tua poesia è una poesia realistica, di precisa­zione degli elementi mi­nimi, che potrebbe anche chiamarsi minimalista se non ci fosse la grande conce­zione impegnativa del no­stro tempo, con tutti i sin­tomi dell’impegno politico.

che il minimalismo non ha. Tu associ la parte politica, la parte storica ai problemi del­la giornata, della tua vita.

  1. — Il mio è un compro­messo tra un atteggiamento e l’altro. Dove noti questa mia attività?
  2. — In tutti e tre vo­lumi. Nella tua poesia c’è qualcosa di veramente nuovo: l’immagine suscita le parole, e il lettore viene sti­molato d’immagine alla comprensione del testo…
  3. — Avrei voluto comple­tare l’opera con altre poesie, per rendere più concreto que­sto nuovo approccio alla poe­sia. Io sostengo che il poeta e la poesia non vanno divisi; vedendo l’immagine più la poesia, si può localizzare geo­graficamente l’ambiente che ha prodotto la poesia, non rendendo astratto il testo, ma dando importanza a dove vive il poeta, perché scrive in quel modo e cosa veramente in­tende dire. Certo è un metodo più primitivo, meno aristo­cratico, più a portata di mano.
  4. — Non sono d’ac­cordo col fatto che la tua non sia aristocratica, poiché, eti­mologicamente, gli aristo­cratici sono i “pochi”, i “mi­gliori”. Ma poiché tu sei unico, in questo senso sei aristocratico.
  5. — Il mio intento è di raggiungere una espressione che crei un ponte tra l’indivi­duo-soggetto e l’interlocutore.
  6. — Ti prego di leggere qualche poesia, per esempli­ficare.
  7. — Leggerò “Una pietra, un fiore”. Nasce da un incon­tro in birreria con Pizzuto, Scheiwiller, Testa, Sciascia, Lucio Piccolo. Io chiesi: “Cosa vorreste essere, una pietra o un fiore?” I maschi hanno risposto: una pietra. Le donne: un fiore. E uno disse: un fiore di pietra.

Vorresti essere una pietra o un fior?

Dimmi il vero Dimmi il vero a un ragazzo dagli occhi blu più puri dei miei più puri dei miei Vorrei essere una dura pietra più forte assai d’un fior Vorrei essere una pietra eterna dura come un osso dura come un osso.

Vorresti essere una pietra

 

 

 

Vorresti essere una pietra

o un fior?

Dimmi il vero

Dimmi il vero

a un ragazzo dagli occhi blu

più puri dei miei

più puri dei miei

Vorrei essere una dura pietra

più forte assai d’un fior

Vorrei essere una pietra eterna

dura come un osso

dura come un osso.

Vorresti essere una pietra

                      [o un fiore? Chiesi ad una bimba di nome

                     [Shirley

e atteggiando le labbra a fior

rispose a me

rispose a me.

“Vorrei essere un piccolo fior

perché molto più bello

e dischiudere i petali al sole

prima di morir

prima di morir

 

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